Memorie di gusti identitari

Pubblicato il 18/08/2016

Cibo, tradizione,sostenibilità,territorio.

Identità, personalità, memoria sono concetti complessi, d’altra parte è già difficile identificare cos’è che rende le persone esseri umani, figuriamoci voler dare un’identità al nostro territorio attraverso la cucina il cibo!

Il linguaggio, il pensiero, le emozioni racchiuse in un semplice piatto di lagane, impresso nelle nostre memorie, sono le risposte date nel corso della storia. Spesso poi parzialmente smentite da ricerche scientifiche condotte sulla cucina, sul cibo etc. Personalmente seguo una strada semplice, che è quella di esplorare e conoscere il territorio attraverso la cucina tipica verace, quella fatta di pentoloni, di profumi intensi, di ricordi d’infanzia. Perché è proprio all’infanzia che ritorniamo quando assaporiamo, odoriamo, gustiamo quei piatti che ritornano dal passato.

Quando parlo di esplorazione, vi invito ad immaginare quanto può essere creativo, per chi come me lavora con pentole e fornelli, ricercare il vecchio per poter proporre qualcosa di nuovo, farsi raccontare la storia della nostra cucina per poterla riproporre e condividere.

L’identità passa anche attraverso una transizione culturale gastronomica tradotta in “Alta Cucina” una cucina identitaria in stile libero, che dia voce all’auto-didattismo, senza regole precise (in realtà mai esistite) sostenibile, che non soltanto rispetti e faccia propri i criteri di una sana nutrizione, ma che resti portavoce della qualità, dei prodotti e del territorio Acrese. Immergendosi in un mondo fatto di natura, storia e tradizioni locali.

Una cosa però è indubitabile: noi abbiamo una storia, un passato collettivo ed una memoria personale dei quali siamo consapevoli e coscienti. “La nostra identità è avere piena e consapevole memoria del proprio passato”.

Costruire il futuro attraverso la memoria personale, quello che si ha dietro le spalle.

Noi siamo i custodi della tradizione, dobbiamo pertanto preservarla, il vecchio ed il nuovo possono coesistere, occorre però saperlo interpretare attraverso un’intensa e feconda attività ermeneutica la sola capace di far comprendere che la tradizione, testimonia la storia della nostra stessa esistenza. L'innovazione offre spunti e nodi teorici molto importanti a cui non è concesso sottrarsi, ma seguendo un adeguato esercizio critico razionale ed applicando il giusto impegno vogliamo arrivare a proporre quel sano mix di passato e presente.

Noi siamo la nostra memoria e nella tradizione risiede che risiede l'innovazione. 

Gianluigi Miceli 

cit. Essere Chef è già troppo, fare il cuoco non basta!!!